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    Lo studente Alessandro Gambuzza vincitore del concorso AEDE Stampa E-mail
      Scritto da Admin  11/05/2021
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    L’Europa che sarà, l’Europa che vogliamo: vocazione, sentimenti, valori fondanti, obiettivi della nostra Europa in un futuro prossimo”.

    E’questo il tema della XXXV edizione del Concorso Nazionale “Giuseppe Tramarollo”, “Ambasciatori d’Europa 2021”, bandito dall’ Association europeenne des enseignants - sezione italiana (AEDE), che ha visto l’ottima affermazione dell’alunno Alessandro Gambuzza della 5b del Liceo Scientifico, a cui è stato consegnato l’attestato di “AMBASCIATORE D’EUROPA” nel corso di una manifestazione online che ha visto il coinvolgimento di tutte le scuole premiate. Su 147 scuole partecipanti, 19 sono state premiate ex aequo dalla giuria della manifestazione.

                      IL PERCORSO DELL’UNIONE E LE SUE SFIDE

    L’Unione Europea è un grande sogno che incomincia a prendere vita all’indomani della Seconda guerra mondiale con l’obiettivo di promuovere innanzitutto la cooperazione economica, partendo dall’assunto che gli scambi commerciali tra Paesi producono interdipendenza economica e relazioni tali da ridurre il rischio di conflitti. Con questa prospettiva di cooperazione economica tra sei paesi nasce, nel 1958, la Comunità economica europea. Infatti, l’Unione è nata per attivare la ripartenza delle nazioni devastate economicamente e socialmente dal conflitto ed evitare che un’altra catastrofe si ripetesse. Col passare degli anni questi obiettivi sono stati perseguiti agendo in modo uniforme e intrecciando una fitta rete di rapporti economici fra le nazioni che in questo modo avevano interesse a non scontrarsi a vicenda.

    L’unione meramente economica è diventata, nel tempo, un’organizzazione attiva in numerosi settori diversi - clima, ambiente, salute, relazioni esterne e sicurezza, giustizia e immigrazione. Nel 1993 il sogno incomincia a diventare realtà: si passa dalla Comunità economica europea all’Unione Europea (UE), che ha contribuito a garantire più di mezzo secolo di pace, stabilità e prosperità, e ha introdotto una moneta unica europea, l’euro. Oltre 340 milioni di cittadini dell’UE, in 19 Paesi, attualmente usano l’euro come moneta di scambio. E la libera circolazione dei cittadini, grazie all’abolizione dei controlli alle frontiere tra i paesi dell’UE, ha permesso a un sempre maggior numero di persone di circolare liberamente in quasi tutto il continente. È diventato, inoltre, molto più facile vivere e lavorare in un altro paese europeo. Tutti i cittadini dell’UE hanno il diritto di scegliere liberamente in quale paese dell’UE studiare, lavorare o trascorrere gli anni della pensione.

    Il principale motore economico dell’UE è il mercato unico, che consente a merci, servizi, capitali e persone di circolare liberamente. L’UE intende sviluppare questa immensa risorsa anche in altri campi, quali l’energia, la conoscenza e i mercati finanziari, per consentire ai cittadini europei di beneficiarne pienamente. Oggi, questo obiettivo si può considerare raggiunto: basti solo pensare alla società aeronautica Airbus, la più grande casa costruttrice di aeromobili al mondo, che ha stabilimenti in tutta Europa e che, sebbene abbia sede a Tolosa (Francia), viene riconosciuta come <>, ciò significa che funziona sulla base di un regime di costituzione unico anziché essere sottoposta a normative statali differenti.

    L’unione Europea è un’organizzazione economica e politica unica nel suo genere, che coinvolge 27 paesi europei. Già dalla definizione appare chiaro quali siano i campi in cui opera: economia e politica. Dall’istituzione della Comunità Economica Europea fino ad ora, l’Europa ha dovuto affrontare diverse sfide fra cui la più importante è stata quella del 2008 a seguito della crisi finanziaria. Per capire l’importanza dell’Unione Europea basti pensare a come è cambiato l’approccio alla crisi rispetto a quello adottato dai singoli governi a seguito della crisi del ’29. Difatti, se dopo la crisi del ’29 il mondo è stato attraversato dai sistemi totalitari tanto di destra quanto di sinistra, dopo la crisi del 2008 non si sono registrati sistemi autoritari, e la presenza dell’Istituzione europea ha garantito, tra le altre cose, i principi democratici e di rappresentanza.

    Proprio durante la crisi del 2008 il sogno europeo è apparso sempre più pienamente realizzato quando, a seguito della nomina di Mario Draghi - l’attuale primo ministro italiano - a Presidente della BCE, egli ebbe a pronunciare la celebre frase “…the ECB is ready to do whatever it takes to preserve the euro. And believe me, it will be enough”, ovvero “…la BCE è pronta a fare il necessario per proteggere l’euro. E credetemi: sarà abbastanza”. Da questo assunto viene da sé che la principale forza politica europea è tutt’altro che nazionalista, anzi Draghi crede fortemente nel potere dell’unione degli Stati, un’unione costruita sui valori della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dei principi e dei valori ideologici che cozzano con i modelli dell’Europa totalitaria che abbiamo avuto negli anni ’30 del Novecento.

    Inoltre è importante sottolineare che, negli ultimi anni, i campi in cui l’UE sta lavorando sono i più disparati. A partire dallo scorso anno, l’Unione è molto attiva nel campo dell’emergenza sanitaria legata alla diffusione del coronavirus. In questa situazione pandemica, da un anno a questa parte, l’UE è impegnata non solo a limitare la circolazione degli uomini tra gli Stati nella prospettiva di contenere la circolazione del virus (motivo per cui sono state messe a punto una serie di misure concernenti la limitazione degli spostamenti), ma ancor più è in prima linea per il reperimento e la redistribuzione dei vaccini.

    Per fronteggiare la crisi economica conseguente alla Pandemia da Coronavirus, l’UE ha promosso la solidarietà europea con la creazione dell’invio di squadre mediche tramite il Corpo medico europeo per alimentare la collaborazione e la cooperazione tra gli Stati anche in campo sanitario.

    Inoltre, la Commissione Europea e il Parlamento hanno approvato un nuovo programma, denominato “EU4Health”, finalizzato a finanziare sia il sostegno ai sistemi sanitari degli Stati membri che la ripresa economica degli stessi, superata la pandemia.

    Il COVID 19 infatti non ha determinato solo un’emergenza sanitaria, ma ha trascinato, come sempre avviene in caso di pandemie (vedi quello che accadde nell’Europa del 1348), gli Stati in una crisi economica. Per aiutare le singole nazioni a riprendersi dall’impatto della pandemia sull’economia, la Commissione e il Parlamento europeo hanno previsto un fondo straordinario per la ripresa pari a 750 miliardi di euro, il fondo “next generation EU”, fissando priorità di azione nel campo della tutela ambientale e dello sviluppo delle imprese. Questi fondi in particolare verranno erogati in modo tale da far sviluppare l’Europa seguendo gli obiettivi guida dell’Agenda 2030, il documento organizzato in 17 obiettivi che riguardano settori differenti come ad esempio diritti umani, economia e ambiente.

    L’azione della UE per fronteggiare l’attuale emergenza sanitaria punta a proteggere i posti di lavoro con sostegni temporanei per attenuare i rischi di disoccupazione.

      Se sotto il profilo politico ed economico la UE ha fatto notevoli passi in avanti, rimane da realizzare l’unione dei popoli europei. Infatti, il punto debole dell’Unione Europea è la frammentazione culturale e la difformità dei diversi sistemi formativi. Se è vero che, a seguito dei trattati di  Schengen, sono state messe a punto iniziative di scambi culturali tra ragazzi che abitano in Paesi diversi, come ad esempio il progetto ERASMUS (che sta portando sempre più i ragazzi, cittadini del futuro, a instaurare relazioni, a conoscersi cogliendo le differenze e gli elementi comuni,  a superare  l’immenso divario linguistico fra i vari stati membri), molto ancora rimane da fare per abbattere i confini linguistici per operare effettivamente la riduzione delle distanze tra i poli dell’UE.

    Per realizzare l’Unione dei Popoli Europei rimane fondamentale investire nell’istruzione e nella formazione umana. Manca ancora oggi una omogeneità tra i sistemi scolastici dei vari Stati membri della UE, e pertanto i ragazzi europei non condividono ancora gli stessi processi formativi e ciò crea un gap tra i vari cittadini della UE.

    Questo comporta una minore efficacia nel complesso sia dei sistemi di istruzione sia nel mercato del lavoro, ma soprattutto questa situazione crea un “muro” per coloro i quali fossero interessati ad intraprendere un corso di laurea in un altro stato dell’unione. Questo fenomeno potrebbe, quindi, dissuadere dal farlo quanti volessero intraprendere un’attività in un altro Stato. La diversa strutturazione dell’istruzione scolastica e della formazione tra i vari stati della UE crea delle situazioni di limitazioni, se non dei veri e propri muri di confine fra gli Stati che, nonostante lo “Spazio Schengen”, non sono realmente connessi.

    Nell’ UE che verrà è pertanto importante sostenere l’istruzione e la formazione di qualità in modo da favorire la coesione sociale attraverso il sostegno del multilinguismo, rinforzando l’insegnamento e l’apprendimento delle lingue ed incoraggiando la mobilità degli studenti, dei tirocinanti e dei giovani, e favorendo lo scambio di informazioni e di esperienze.

    Nella prospettiva di costruire un’Europa più forte diventa indispensabile agire sulle politiche in materia di gioventù, istruzione e cultura pensando alla realizzazione di uno spazio europeo dell’istruzione.

    Lo spazio unico europeo dell’istruzione deve puntare alla realizzazione della <>.

    Tale spazio diventerebbe il fondamento del senso di appartenenza, uno spazio in cui le persone possano sperimentare la propria identità europea, intesa come unicità del patrimonio culturale di base, ma anche della diversità.

    Spesso accade che i cittadini non sono nemmeno a conoscenza di cosa sia la UE, e nei casi più isolati nemmeno che esista questa importante Istituzione. L’Unione viene spesso vista anche da coloro che la conoscono come qualcosa di lontano e distaccato e altre volte ancora come un ente che gestisce soldi e che fissa norme a danno di uno Stato per favorirne altri. Questa disinformazione è nociva per l’Unione in quanto queste situazioni fomentano le fila dei movimenti antieuropeisti.

    I punti di debolezza della UE emergono facilmente se la si paragona agli Stati Uniti d’America. Prima di tutto bisogna sottolineare che gli Stati Uniti sono una confederazione di Stati, quindi è presente un governo centrale che ha potere legislativo in determinati settori e, inoltre, ha il potere di imporre tasse federali ai suoi cittadini. Grazie all’integrità culturale americana, i cittadini spesso migrano per motivi lavorativi da uno Stato all’altro, ciò per esempio rende il mercato immobiliare uno dei punti cardine dell’economia americana e, come abbiamo già visto, in Europa spesso non succede. In ogni caso, tutti questi problemi non sono irrisolvibili anche perché altre volte, nel corso della storia, queste situazioni sono state superate, basti pensare al lungo e tortuoso processo che ha portato all’unità d’Italia. Nonostante ancora oggi in Italia ci sia molta differenza tra le varie regioni, comunque, nel corso del ‘900 si è riusciti a integrare le diverse aree geografiche nel complesso ed unitario <> grazie alla leva militare, alla stampa e all’istruzione. Analogamente basterebbe far studiare ai ragazzi e alle ragazze la lingua inglese nelle scuole al posto della lingua nazionale, sostenere, potenziare e creare più progetti come l’ERASMUS in modo da fungere come volano culturale,  un processo assai simile a quello che  avveniva fino a qualche anno fa per la  leva militare e, infine, trasmettere attraverso i mass media nazionali, contenuti in lingua inglese frutto e veicolo dei diversi Stati membri, in modo da far circolare in tutta Europa le culture dei vari Stati.

    In ogni caso oggi come allora, quando la UE fu istituita, principale è il ruolo dell’istruzione che dovrebbe essere indirizzata a trasmettere i valori, la storia e i fondamenti della politica Europea. La formazione di una unità culturale europea potrebbe dare importanza anche sul piano internazionale al vecchio continente, il cui ruolo in politica estera sta passando sempre più in secondo piano a favore di potenze come la Cina e gli USA.

    In conclusione, l’Unione Europea è un organismo che tende a mantenere la pace ed a intensificare i rapporti fra gli stati d’Europa; tuttavia, è ancora molto lontana dall’essere una nazione come gli Stati Uniti d’America e dall’avere una popolazione che si senta europea, in quanto i rapporti fra gli Stati sono di natura politica ed economica e raramente ci sono interconnessioni sociali.

    Solamente quando si realizzerà l’unione dei popoli e tutti ci sentiremo europei, il progetto voluto dai padri fondatori potrà dirsi concluso.

    L’Unione Europea continua a rimanere un sogno che camminerà sulle gambe di quanti oggi continuano a crederci: i giovani.

    ALESSANDRO NICOLA GAMBUZZA 

    VB Liceo Scientifico Istituto “Michelangelo Bartolo” – Pachino (SR)


     

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