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    Conosciamo Dacia Maraini pdf Stampa E-mail
      Scritto da Administrator  12/12/2014
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    Dacia Maraini nasce a Fiesole (Firenze) il 13 novembre 1936.

    Primogenita dello scrittore ed etnologo, per metà inglese e per metà fiorentino, Fosco Maraini e della principessa siciliana e pittrice Topazia Alliata, appartenente all'antico casato siciliano di origini pisane degli Alliata di Salaparuta, Dacia Maraini è autrice di narrativa, poesia, teatro e saggistica, acuta e sensibile indagatrice della condizione della donna, ha spesso delineato nei suoi testi figure femminili complesse e determinate, inserite in una più ampia riflessione su molteplici temi sociali, affrontati in un prospettiva storica.

    Dacia trascorre l'infanzia in Giappone dove la famiglia si trasferisce nel ‘38 poichè il padre, desideroso di lasciare l'Italia fascista, porta avanti uno studio sugli Hainu, una popolazione in via di estinzione stanziata nell’Hokkaido.

    Nel ‘43 il governo giapponese, in base al patto d'alleanza cha ha stipulato con Italia e Germania, chiede ai coniugi Maraini di firmare l’adesione alla Repubblica di Salò. Poichè i due rifiutano, vengono internati insieme alle tre figlie nel campo di concentramento giapponese di Nagoyo. Lì patiscono due anni di estrema fame e vengono liberati, soltanto a guerra finita, dagli americani. Nella sua collezione di poesie "Mangiami pure", del 1978, la scrittrice racconterà delle atroci privazioni e sofferenze di quegli anni.

    Rientrati in Italia, i Maraini si trasferiscono in Sicilia, presso i nonni materni, nella villa Valguarnera di Bagheria, dove le bambine cominciano gli studi.

    Qualche anno dopo la famiglia si divide: il padre va ad abitare a Roma, lasciando a Palermo sua moglie e le tre figlie che frequentano le scuole in città. Per Dacia sono gli anni della prima formazione letteraria, ma soprattutto del sogno di una fuga che però arriva soltanto al compimento del diciottesimo compleanno, con la decisione di andare a vivere a Roma con il padre. Questi anni sono raccontati dalla stessa Maraini nel suo romanzo Bagheria:

    « Conoscevo troppo bene le arroganze e le crudeltà della Mafia che sono state proprio le grandi famiglie aristocratiche siciliane a nutrire e a far prosperare perché facessero giustizia per conto loro presso i contadini […] Io non ne volevo sapere di loro. Mi erano estranei, sconosciuti. Li avevo ripudiati per sempre già da quando avevo nove anni ed ero tornata dal Giappone affamata, poverissima, con la cugina morte ancora acquattata nel fondo degli occhi. […] Io stavo dalla parte di mio padre che aveva dato un calcio alle sciocchezze di quei principi arroganti rifiutando una contea che pure gli spettava in quanto marito della figlia maggiore del duca che non lasciava eredi. Lui aveva preso per mano mia madre e se l'era portata a Fiesole a fare la fame, lontana dalle beghe di una famiglia impettita e ansiosa. […] E invece eccoli lì, mi sono cascati addosso tutti assieme, con un rumore di vecchie ossa, nel momento in cui ho deciso, dopo anni e anni di rinvii e di rifiuti, di parlare della Sicilia. Non di una Sicilia immaginaria, di una Sicilia letteraria, sognata, mitizzata. »

    (Dacia Maraini, Bagheria)

    Nella capitale prosegue il liceo e per guadagnare si arrangia facendo l’archivista, la segretaria e la giornalista di fortuna. Nel 1957 a soli ventuno anni fonda, assieme con altri giovani, la rivista letteraria "Tempo di letteratura", edita da Pironti a Napoli, e comincia a collaborare, con dei racconti, a riviste quali "Paragone", "Nuovi Argomenti", "Il Mondo".

    A Roma esordisce con il romanzo La vacanza (1962). Seguono L'età del malessere (1963) col quale ottiene il Premio Internazionale degli Editori “Formentor” e A memoria (1967).

    Grazie all’interessamento di Nanni Balestrini, nel ’66 escono con il titolo "Crudeltà all’aria aperta" anche le sue poesie, che vengono recensite con molto favore da Guido Piovene. Intanto si sposa con Lucio Pozzi, pittore milanese da cui si divide dopo quattro anni di vita comune e un figlio perso poco prima di nascere.

    In questi anni Dacia Maraini comincia a occuparsi anche di teatro fondando, assieme ad altri scrittori, il "Teatro del Porcospino", in cui si rappresentano solo novità italiane, da Gadda a Parise, da Siciliano a Tornabuoni. Proprio in questo periodo incontra Alberto Moravia, che nel 1962 lascia per lei la moglie e scrittrice Elsa Morante: i due vivranno e viaggeranno insieme a lungo, fino ai primi anni Ottanta.

    Nel ‘73 è una delle fondatrici del "Teatro della Maddalena", gestito e diretto da donne. Lei stessa scrive molti testi teatrali, tra i quali "Maria Stuarda", che ottiene un grande successo internazionale, e nel '78 mette in scena "Dialogo di una prostituta con un suo cliente" (tradotto in inglese e francese e rappresentato in dodici paesi diversi). Seguirà "Stravaganza" fino ai recenti "Veronica, meretrice e scrittora" e "Camille". Dal 1967 ad oggi, Dacia Maraini ha scritto più di trenta opere teatrali, molte delle quali vengono ancora oggi rappresentate in Europa e in America, concependo il teatro anche un luogo per informare il pubblico riguardo a specifici problemi sociali e politici.

    Un altro romanzo viene pubblicato nel ‘72, "Memorie di una ladra": Monica Vitti ne ricava uno dei suoi film più riusciti. L’anno successivo esce "Donna in guerra", poi tradotto, come quasi tutti i suoi libri, in molte lingue. Nell’80 è la volta di "Storia di Piera", scritto in collaborazione con Piera degli Esposti: Marco Ferreri ne ricaverà un fortunato film con Marcello Mastroianni e lo presenterà in concorso al 36º Festival di Cannes, dove Hanna Schygulla vince il premio per la miglior interpretazione femminile.

    Degli anni Ottanta sono i romanzi "Il treno per Helsinki" (1984), sulla nostalgica ricerca degli entusiasmi del passato, e "Isolina. La donna tagliata a pezzi" (1985,Premio Fregene), la storia toccante di una ragazza a cavallo tra Otto e Novecento, tradotto in cinque paesi.

    Nel ‘90 esce "La lunga vita di Marianna Ucrìa", che vince il Campiello e altri prestigiosi premi, ottenendo un enorme successo di critica e pubblico. Tradotto in ben diciotto paesi, il regista Roberto Faenza trarrà l'omonimo film. L’anno successivo escono la raccolta di poesie Viaggiando con passo di volpe e il libro di teatro "Veronica, meritrice e scrittora". Nel ‘93 è la volta di "Bagheria", un appassionante viaggio autobiografico nei luoghi d’infanzia, e "Cercando Emma", che ripercorre la vicenda del romanzo Madame Bovary di Flaubert per capire il suo fascino e svelarne il mistero.

    Nel ‘94 il romanzo "Voci", ( Premio Vitaliano Brancati - Zafferana Etnea 1997; Città di Padova 1997; Internazionale per la Narrativa -Flaiano 1997), tradotto in tre paesi, offre una nuova interpretazione sul tema della violenza sulle donne.

    I grandi temi sociali, la vita delle donne, i problemi dell'infanzia sono ancora al centro delle sue opere successive: il breve saggio sulla modernità e sull’aborto "Un clandestino a bordo" (1996), il libro intervista "E tu chi eri?" (1998) e la raccolta di racconti sulla violenza sull’infanzia "Buio" (1999, vincitore del Premio Strega). Del 1997 è il romanzo "Dolce per sé", in cui una donna matura e gira

    mondo scrive ad una bambina per evocare i ricordi del suo amore per un giovane violinista, descrivere viaggi, concerti, aneddoti familiari. Se amando troppo (1998) raccoglie le poesie scritte tra 1966 e il 1998.

    Tra il 2000 e il 2001 vengono pubblicati: Amata scrittura (in cui svela con passione e umiltà i segreti del mestiere di scrittore), Fare tea

    tro 1966-2000 (che raccoglie quasi tutte le sue opere teatrali) e La nave per Kobe (in cui rievoca l'esperienza infantile della prigionia in Giappone). Nel 2003 escono invece Piera e gli assassini, il secondo libro scritto in collaborazione con Piera degli Esposti, e le favole di La pecora Dolly. La letteratura, la famiglia e
    il mistero del corpo sono i temi principali di Colomba (2004). Degli ultimi anni sono invece la raccolta di articoli I giorni di Antigone (2006) e il saggio Il gioco dell'universo (2007) di cui è coautrice insieme al padre. Ancora estremamente prolifica, viaggiatrice instancabile e appassionata, come documentano i viaggi fatti con Moravia e Pasolini, e i reportage sulle donne dell’Africa, Dacia Maraini viaggia attraverso il mondo partecipando a conferenze e prime dei suoi spettacoli. Nel 2008 ha pubblicato il romanzo Il treno dell'ultima notte, nel 2009 la raccolta di racconti La ragazza di via Maqueda, nel 2010 La seduzione dell'altrove è una raccolta di scritti sui suoi viaggi, nel 2011 La grande festa, nel 2012 L'amore rubato ed è appena uscito, sempre per Rizzoli, Chiara di Assisi. Elogio della disobbedienza.

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