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    La morte di Melissa Bassi Stampa E-mail
      Scritto da Administrator  21/05/2012
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    Melissa Bassi

    Nel ventennale delle stragi di Capaci e via D'Amelio, il gravissimo attentato contro l'istituto professionale “ Morvillo-Falcone” di Brindisi, nel quale ha perso la vita la studentessa sedicenne Melissa Bassi, impegna in primo luogo le istituzioni scolastiche ad una risposta ferma e solidale contro le intimidazioni di matrice terroristica o mafiosa.
    Invitiamo gli studenti a leggere:
    - la circolare n° 222;
    - Lettera del Ministro Profumo alle Studentesse e a gli Studenti italiani;
    - l'editoriale allegato del Corriere della Sera di domenica 20 maggio 2012.

    Il dolore e l'impegno

    Mai avremmo pensato che la ferocia della criminalità si spingesse a tanto. Credevamo di aver visto tutto. Ci eravamo persino illusi che nelle società del crimine, di cui questo Paese è sciaguratamente ricco, esistesse almeno uno straccio di codice, un brandello di regole, scritte magari su un pizzino o tatuate su un braccio. Le scuole no, i ragazzi no. Invece sì. Si può concepire di mettere un ordigno, davanti a una scuola, probabilmente frequentata dagli amici dei propri figli, e decidere di farlo esplodere a distanza in modo da causare morte sicura. Usando forse un telecomando, come accadde nella strage di Capaci, giusto vent'anni fa, quando morì accanto al marito Giovanni Falcone anche Francesca Morvillo, alla quale è intitolato l'istituto di Brindisi, segnalatosi per una coraggiosa battaglia in nome della legalità e contro le mafie. Un gesto di barbarie inaudito. La minaccia di una criminalità, che pur essendo stata in questi anni combattuta anche con successo, esprime una baldanza violenta, una furia inarrestabile e, nello spargere sangue, sembra tracciare il segno della propria invincibilità.

    Le indagini ci diranno, speriamo presto, qual è l'origine e chi sono i responsabili. Scioglieranno l'interrogativo che avanza, a caldo, un grande esperto come Nicola Gratteri: perché un atto, con modalità tipiche del terrorismo, contro una scuola? Le mafie organizzate, nell'analisi di uno dei magistrati più esposti nella lotta al crimine, non rischiano, colpendo alla cieca, di perdere il consenso popolare che pensano di avere. Una criminalità deviata, dunque? Una scheggia, ancora più spietata, della Sacra Corona Unita? O qualcosa di peggio: un'azione destabilizzante, di altra matrice?

    Nel piangere Melissa e nel guardare negli occhi, atterriti, i suoi compagni e, idealmente, tutti i ragazzi d'Italia, oggi abbiamo un compito in più. Investigatori e magistrati sono chiamati a moltiplicare gli sforzi contro ogni tipo di criminalità e illegalità. Ne fanno già tanti, non bastano. E non vanno lasciati soli, come Falcone e Borsellino. Ma gli strumenti efficaci nel contrasto dei fenomeni mafiosi, e non soltanto, sono molti altri: una coscienza civile vera e diffusa, una maggiore coesione sociale, un più vivo spirito di legalità, un forte senso dello Stato. Governo e partiti devono constatare, ancora una volta, come sia inderogabile dare risposte immediate sul versante della lotta alla criminalità, alla corruzione e al malaffare e sul piano dell'etica pubblica e della certezza del diritto. Prove di responsabilità e unità nazionale indispensabili per riscattare l'immagine di un Paese ad alto tasso criminale. E necessarie come esempio per le prossime generazioni. Altrimenti non ha alcun senso dare un premio alla legalità, come quello che ottenne la scuola Morvillo Falcone di Brindisi. Un riconoscimento motivo di orgoglio per Melissa, Veronica e le loro compagne. Oggi sono tutte figlie nostre. Abbracciamo commossi le loro famiglie. Ma senza risposte concrete, anche i migliori sentimenti, di cui questo Paese è generoso, appaiono vuoti ed effimeri.

    Ferruccio de Bortoli                
    20 maggio 2012


     

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