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    Il sabato del villaggio Stampa E-mail
      Scritto da Messina Alessandro - VA  15/04/2011
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    Piazzuola Sabato del Villaggio - Casa di Silvia

    La piazza, visibile in una foto d’epoca, antistante il palazzo, è delimitata a nord dalla Chiesa di Santa Maria di Montemorello, costruita nel secolo XVI per volere e a spese di Pierniccolò Leopardi; qui è conservato l’atto battesimale del poeta. Ad est si trova la cosiddetta “casa di Silvia”, una lunga costruzione che in parte era adibita a scuderia, in parte era abitata dalla famiglia di Teresa Fattorini che, morta giovanissima, fu immortalata da Giacomo nella poesia “A Silvia”. Sul lato ovest esisteva, ora demolita, la casetta ove sedeva “su la scala a filar la vecchierella”. Ancora oggi spesso “I fanciulli gridando – su la piazzuola in frotta e qual e là saltando – fanno un lieto romore”. Come nei versi del canto da cui la piazza stessa prende il nome.

    Analisi Testuale “ Il sabato del villaggio”

    La poesia “Il sabato del villaggio”” facente parte dei canti pisano recanatesi , vuole raccontare in un certo qual modo l’infanzia di Leopardi.
    Non è come le altre poesie malinconiche, invece è ricca di rime e ha una certa musicalità ed è “facile” nella sintassi..La sua composizione risale al settembre del 1829 ma viene pubblicato solo nel 1831.
    Il canto descrive come si trascorre un sabato, nel suo paese di nascita Recanati.
    Il motivo principale è la gioiosa attesa della festa, anche se nel giorno festivo, vi è sempre un velo di malinconia perché Leopardi sa che nella vita tutto dura poco.
    Il sabato è cantato dal poeta come il giorno più lieto e pieno di speranza; ma ad esso, purtroppo, segue la domenica che è il giorno più triste e doloroso, in cui ciascuno ritorna a pensare agli affanni del proprio lavoro.
    Nella prima strofa, il poeta parla di una donzella che torna, al tramonto, dalla campagna con un mazzo di rose in mano per ornarsi nel giorno festivo. In piazza, invece, ci sono i bambini che giocano e gridano festosamente e intanto lo zappatore è seduto nella panca pensando che il giorno successivo sarà il giorno del suo riposo.
    Nella seconda strofa, Leopardi narra che di sera, nel villaggio, tutti sono a casa per prepararsi al giorno della festa tranne il falegname che lavorava a bottega chiusa per finire l’opera prima dell’alba del sabato.
    Nella strofa successiva ci troviamo nel giorno più atteso della settimana; secondo il poeta, però, con il trascorrere delle ore, ritorna in ogni uomo la tristezza perché si penserà nuovamente al proprio lavoro.
    Nella quarta e quinta strofa, il poeta stabilisce un rapporto poetico tra la fanciullezza, che si presenta lieta e piena di speranze, e la serena giornata del sabato.
    Dal punto di vista metrico, il canto è composto da versi liberi in cui vi è un’alternanza di endecasillabi e settenari.
    Nella poesia sono presenti termini dialettali, semplici e letterari.
    Le figure retoriche sono numerose: metafore, enjambements e similitudini.
    Le metafore, Leopardi le usa per esprimere la giovinezza con “età fiorita”, “età bella” e “stagion lieta”; gli enjambements presenti sono “la sega / del legnaiuol”, “diman tristezza e noia / recheran l’ore”; la similitudine più importante è collocata nella quarta strofa quando il poeta paragona l’età giovanile al giorno di festa “cotesta età fiorita è come un giorno d’allegrezza pieno”.
    Leopardi , nel canto . offre delle riflessioni personali su questo giorno, che secondo lui, è il più gradito della settimana, perchè durante la domenica il pensiero del lavoro che ci attende nel giorno successivo, accompagnerà il trascorrere delle ore.

    Leopardi fa un paragone bellissimo, egli confronta il sabato con la fanciullezza, per lui questa è l’età della spensieratezza, della gioia, delle promesse, della gaiezza, è l’anticipazione della festa della vita di ogni uomo.
    Perciò egli con uno struggimento dell’animo si rivolge ad un ragazzo immaginario, consigliandogli di godersi quest'età così bella che è la giovinezza, paragonata ad un giorno allegro, chiaro, sereno, che precede la maturità.
    Il poeta si ferma a questo punto, non dice altro, forse perché da uomo vissuto, dalle esperienze negative che egli ha fatto nella sua vita, per la visione che egli aveva del vivere umano, non vuole anticipare niente ai ragazzi, non vuole rattristarli, dice soltanto: “ma la tua festa” cioè la giovinezza, la maturità, la vita di uomini adulti anche se si presenterà con ritardo non crucciartene.

    Analisi e Commento
    MESSINA ALESSANDRO - VA

     

     

     


     

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