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    Giappone! Adesso si attende il Peggio… Stampa E-mail
      Scritto da Stefano Di Maria - IV B P.N.I.  13/04/2011
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    Fukushima Uno scenario di desolazione e irreale fermezza, è questo ciò che ci offre oggi il paesaggio Giapponese. Dopo l’immane onda crudele, prima sismica poi marina, solo distruzione nelle coste dell’arcipelago nipponico.
    I morti stimati come decine di migliaia sono ancora incalcolabili a causa delle macerie che potrebbero ancora ostacolare i soccorritori che continuamente e speranzosamente cercano i sopravvissuti. Notizia recente, il salvataggio di un’anziana donna e di un giovane dopo circa 100 ore sotto i detriti di ciò che l’uomo con tanta operosità ha costruito e che la natura con tanta freddezza in soli 400 secondi ha deciso di cancellare!
    La preoccupazione principale nel post-terremoto è il rischio di fusione del nucleo del secondo settore appartenente alla centrale nucleare di Fukushima,  già teatro di alcune esplosioni causate dal mancato funzionamento delle procedure di sicurezza e dell’impulso di raffreddamento.
    Il governo Giapponese, in ginocchio dopo il violento cataclisma, ha chiesto aiuto a tutta la comunità nucleare l’AIEA (Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica). I primi a prestare soccorso i Marines americani, cimentati in un disperato ma vano tentativo di raffreddare il nucleo con l’acqua marina. Visto il fallimento della missione e della contaminazione radioattiva dei 17 marinai e degli elicotteri usati per l’operazione, la portaerei Ronald ha retrocesso dalla sua posizione per motivi di sicurezza, ma già tornata attiva nella missione.
    Ed è proprio per sanare la situazione che 50 “eroi” (ingegneri e operai) sono rimasti nella centrale per tentare l’impossibile rischiando la vita, assorbendo circa il doppio delle radiazioni assorbibili in 2 anni da un comune impiegato della centrale.
    Nel frattempo l’Europa raccogliendo gli aiuti umanitari da inviare alle vittime del terremoto più potente registrato dai sismografi, prende misure di sicurezza riguardo le sue oltre 54 centrali nucleari, chiudendo per precauzione gli impianti obsoleti e vecchi.
    C’è solo da sperare nel meglio!

    Stefano Di Maria
    IV B  P.N.I.


     

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