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    IL LADRO DI SOGNI Stampa E-mail
      Scritto da Chiara Di Martino VC Liceo Classico  22/01/2015
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    C’era una volta un ladro di sogni, che girovagava nelle città e nelle case dei fanciulli per rubare le aspirazioni di questi ultimi. Poco più in là, in un paese non molto lontano, viveva una giovane sognatrice, ricca di speranze e progetti; il suo nome era Sofia. Di nome e di fatto la ragazza era molto saggia, dedita alla famiglia e a ciò che comunemente viene indicato come buono e giusto. Ella viveva in simbiosi con la natura e da essa traeva le sue aspirazioni. Sofia non si confondeva mai, aveva mille idee che sapeva sempre riordinare. In primis, amava lo studio, infatti voleva diventare un dottore, affinché potesse aiutare i malati nella lotta con la vita; amava anche l’arte, Sofia dipingeva tutto ciò che la mente fruttava, paesaggi infiniti e fantasiosi; poi amava poetare, scriveva in versi e in rime buffe. Sofia era una ragazza modello, aveva la stima di tutti, così crescendo, con il tempo, decise di rincorrere i suoi sogni iscrivendosi in una delle scuole più facoltose. In un primo momento tutto andò per il verso giusto, ma come in tutte le favole c’è sempre l’antagonista di turno che mette i bastoni tra le ruote. Nel frattempo il ladro di sogni, assetato, sentiva pulsare qualcosa dentro di sè che lo direzionava verso Sofia. Dopo qualche tempo, avendo cercato a lungo, ecco che la trova: stava lì, seduta tra i banchi di scuola, composta, ordinata, attenta; solo una ciocca di capelli color oro le sfiorava il volto, ciuffo cascante dalla lunga treccia che poggiava su tutta la schiena. Il ladro di sogni, vedendola, si affrettò a sedersi accanto a lei iniziando a persuaderla porgendole alcune domande: <<Ciao Sofia, cosa stai facendo così attenta alle parole del maestro? >> e la giovane rispose: <<Ciao, e tu chi sei? Io ascolto per imparare affinché possa raggiungere i miei sogni, tu non hai dei sogni? >> <<Io sono “Stato” e non ho dei sogni perché non esistono, tutto ciò in cui credi è solo frutto della tua fantasia, Sofia>> << Stato? Che nome è questo?>> << Il mio nome deriva dal latino status e vuol dire condizione, stabilità, tutto l’opposto della fantasia e dell’astratto; io sono l’altissimo, colui che governa luoghi e persone, non hai mai sentito parlare di me? >>

    <<Emm … no! Status, stato o non so chi tu sia, grazie per le delucidazioni, ma non sono interessata ai tuoi progetti>>. << No, aspetta … non andare via, io posso essere tuo amico, e se tu concederai a me i tuoi sogni, io li renderò stabili e concreti. Ci pensi? L’astratto con il reale! >> << Non saprei, forse mi hai convinto, ok mi affiderò a te, Stato.>> << Perfetto, Sofia, sarà tutto facilissimo, potrai fare ciò che vuoi e realizzare tutto grazie a me. Ah … una sola richiesta: devi rispettare le mie leggi! Ma tu sarai brava, lo so, perché rispetti tutto ciò che porta al giusto e al bene, vero Sofia? >> << Certo che si! Sarà fatto. >> E in quell’istante Sofia aveva fatto un patto con Stato, non sapendo che la sua vera identità fosse proprio quella d’essere il ladro di sogni. Passarono i giorni, i mesi, gli anni, e la condizione di Sofia andava peggiorando: a casa, in famiglia, ma soprattutto a scuola; tutto sembrava sempre più difficile, tanti ostacoli ... troppi! Sofia non si arrendeva, perché aveva ancora la forza di sognare, ma le leggi di Stato le impedivano tante cose, e più passava il tempo più si rendeva conto di quanto queste regole fossero corrotte e sbagliate. Lei studiava, povera ragazza, ma non era più buona, non era mai abbastanza, poteva fare di più; doveva fare di più. Iniziò ad essere giudicata per numeri, ma Sofia non era una semplice cifra, lei era ben altro, era sete di cultura, voglia di fare e realizzarsi, cose che la scuola non riusciva più a darle. Contemporaneamente, il ladro di sogni si nutriva delle debolezze e dei fallimenti di Sofia, che alimentava sempre con nuove leggi ingiuste che la ragazza doveva rispettare, dati i patti. Ella si ribellava, non le piacevano le condizioni di Stato, l’aveva ingannata; ma più lei si opponeva ,più peggiorava la sua situazione. Sofia a lungo a andare diventò debole, non voleva più acculturarsi, non ne aveva voglia, era stanca, aveva sempre sonno ... era oramai l’unica maniera per poter sognare. Nelle ingiustizie, Sofia giunse alla bocciatura, la più brutta delle umiliazioni e dei metri di giudizio che potessero esistere, perché lei, la ragazza saggia, non andava più bene e non era idonea intellettualmente per continuare i livelli successivi. Oh, povera Sofia, come ci rimase male, non riusciva più ad impegnarsi, tutti la giudicavano senza chiedersi come e perché fosse diventata così, senza conoscere i soprusi e le violenze psicologiche che le venivano inflitte quotidianamente, ma lei non si opponeva più, ascoltava in silenzio, e sapete perché? Perché Sofia aveva perso i suoi sogni, le speranze, le ambizioni, era diventata come tutti gli altri: cosciente. “Doveva fare per dovere, doveva vivere per pagare, doveva pagare per realizzarsi.” Stato, nel contempo, si arricchiva sempre di più, adesso aveva rubato i sogni della più ambiziosa tra le sognatrici: Sofia; mentre lei lottava con se stessa per riuscire nuovamente a sognare.

    Oggi Sofia è una ragazza di venti anni, alla ricerca di sogni e nuovi progetti, una ragazza che sarà in grado di creare nuove ambizioni realizzandole con pazienza, in un mondo dove Stato governa, e mangia i desideri altrui, smaterializzando gli “iuvenes” (giovani) per agevolare se stesso e i “senes” (adulti).

    Chiara Di Martino

    V C Liceo Classico


     

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